Le metope dell’Heraion del Sele – Museo Archeologico di Paestum

Ciclo scultoreo delle metope

La collezione è composta dalla ricca serie di metope arcaiche – databili al 570-560 a.C. – rinvenute presso l’Heraion alla foce del Sele, scolpite nell’arenaria locale e raffiguranti episodi del mito e dell’epica greca. Sono presenti scene delle dodici fatiche di Eracle, del ciclo troiano come il suicidio di Aiace e la morte di Ettore, ma anche altri episodi mitici pi˘ o meno noti, come le fatiche di Sisifo, re di Corinto condannato a spingere un masso, la Centauromachia, la Silenomachia, il ratto delle Leucippidi, l’ uccisione di Egisto.

Ercole cattura il cinghiale

Le metope del Sele sono state ritrovate all’interno di un santuario: l’Heraion del Sele, un grande complesso santuariale vicino la città greca di Poseidonia, la romana Paestum. La particolarità di questo complesso è quella che si tratta di un santuario extraurbano e di frontiera. Dall’altra parte del fiume, c’erano, infatti, gli Etruschi, cui probabilmente Poseidonia indirizzava il proprio messaggio di potenza.

Negli scavi sono state rinvenute circa settanta metope con raffigurazioni scolpite in arenaria locale.

Circa quaranta appartengono a un ciclo più antico (seconda metà del VI secolo) e dovevano decorare edifici oggi non più riconoscibili. Le metope di questo ciclo raffigurano episodi del mito delle dodici fatiche di Eracle e del ciclo Troiano, ma anche di Giasone e di Oreste. Sono scolpite abbassando il fondo all’esterno della linea di contorno delle figure: in questo modo, la parte in rilievo rimane molto piatta. Questo indicherebbe che la raffigurazione, nei suoi particolari, era probabilmente completata dal colore.

Il ciclo più recente, di circa 30 metope, raffigura invece delle fanciulle danzanti, rese a bassorilievo.

Le metope sono collocate nel Museo archeologico nazionale di Paestum, sorto, nel 1952, proprio attorno a questi ritrovamenti. La loro collocazione museale riprende la presumibile struttura del tempio a cui erano state inizialmente attribuite. Tuttavia occorre dire che né l’interpretazione dei cicli narrativi né la collocazione, trovano concordia unanime tra gli studiosi.

Per Roland Martin le 38 metope del ciclo più antico (seconda metà del VI secolo a.C.) dovevano decorare un Thesauros (cappella votiva), con pianta rettangolare e facciata dorica con due colonne in antis. Il capitello delle colonne doriche, sottolineato alla base dell’echino con due filetti distaccati, contrastava con i capitelli ionici delle ante; questi ultimi, quasi elementi applicati alle estremità del muro, presentano un corpo principale che si svasa per reggere uno spesso abaco decorato con palmette e fiori di loto, mentre la base è sottolineata da un piccolo meandro. Il fregio dorico, privo di funzioni architettoniche, era posto davanti agli elementi in legno che sorreggevano il tetto. I triglifi, fortemente aggettanti come nel Tempio C di Selinunte, sono larghi quasi quanto le metope. Le intaccature visibili nella parte posteriore delle metope mostrano che queste ultime furono inserite tra i triglifi dopo la messa in opera delle travature in legno.

Ambito geografico:

Museo Archeologico Nazionale di Paestum, via Magna Grecia, Capaccio – 84047 – SALERNO

Il mito di Sisifo
Ercole e il tripode delfico
Ercole cattura il cinghiale