“Ecce Homo” di Hieronymus Bosch

L’Ecce Homo è un dipinto a olio su tavola di quercia (75×61 cm) di Hieronymus Bosch, databile al 1476 circa e conservato nello Städelsches Kunstinstitut di Francoforte sul Meno.

La passione di Cristo in tutta la sua crudeltà è rappresentata nel dipinto “Ecce Homo”. Bosch descrive come Cristo viene condotto su un’alta passerella dai soldati; il significato negativo di ciò che sta accadendo è enfatizzato dai simboli tradizionali del male: un gufo in una nicchia, un rospo sullo scudo di uno dei guerrieri. La folla esprime il suo odio per il Figlio di Dio con gesti minacciosi e terribili smorfie.

La scena dell’Ecce Homo, in cui Ponzio Pilato mostra Gesù flagellato e incoronato di spine alla folla, è risolta in maniera piuttosto audace, con una disposizione su due livelli visti di lato, animata da un notevole numero di personaggi. Dalla folla armata e urlante in basso si levano grida che sono talvolta segnate da fumetti, e ciò avviene anche dal gruppo dei sacerdoti e soldati nella parte superiore, spesso ritratti con accenti grotteschi. La comparsa delle effigi caricaturali è la parte più originale dell’opera, che ne fa forse l’esempio più antico conosciuto, ben prima dei disegni di Leonardo da Vinci, che alcuni studiosi hanno accostato. Charles de Tolnay indicò come precedente il Matrimonio della Vergine di Robert Campin, oggi al Prado, e non è escluso che l’artista avesse attinto anche dalle xilografie che allora circolavano numerose, magari un’opera di Schongauer (al Gabinetto delle Stampe di Bruxelles). Puyvelde ipotizzò anche che le facce grottesche erano state ispirate da maschere indossate a ‘s-Hertogenbosch durante le processioni della Settimana Santa.

“Cruciflge eum”, – un’iscrizione che indica la risposta della folla sale dal basso. Queste parole, oltre a una breve preghiera: “Salva nos XPE redemptor”, proveniente dalle figure donatrici non sopravvissute, sono scritte in oro. Cosa può dimostrare questo dettaglio toccante, se non la grande pietà dell’incomprensibile Bosch?

Il paesaggio è di una tipica città olandese: la leggenda del Vangelo è rivestita nella carne dell’artista moderno e spettatore della vita quotidiana. In primo piano, a sinistra della folla, riusciamo a malapena a vedere le immagini di due donatori preganti in ginocchio, le cui figure sono state successivamente cancellate per motivi sconosciuti.

 

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