L’Antimafia ne è sicura: il capolavoro di Caravaggio fu venduto da Gaetano Badalamenti

L’Antimafia ne è sicura: il capolavoro di Caravaggio fu venduto da Gaetano Badalamenti

Il dipinto nell’Oratorio di San Lorenzo

La Natività fu asportata nell’ottobre del 1969, fatta a pezzi, e venduta in Svizzera a ignoti collezionisti. «Occorrerà una forte cooperazione giudiziaria e intergovernativa a livello internazionale per ritrovarla»

Ottobre 1969, quasi cinquant’anni fa. Nella notte, ignoti ladri si introducono nell’Oratorio di San Lorenzo dove riposa un capolavoro di Caravaggio. La celebre Natività, incastonata nei decori della chiesa palermitana fin dal lontano 1609. Quella notte i predoni dell’arte tagliano la tela dal supporto e se la portano via. Da allora ci si interroga su dove sia finito il quadro. Se esista ancora. Se sarà mai possibile riportarlo a casa. Ecco, l’ultima Relazione dell’Antimafia, presentata da Rosy Bindi al Senato, ci dice che il quadro esiste, anche se è stato fatto a pezzi e poi venduto al mercato nero dei collezionisti. E quindi ci sono ancora speranze di riaverlo indietro.

 La Commissione parlamentare d’inchiesta si è impegnata in modo particolare per capire la sorte della Natività. Sono stati interrogati diversi collaboratori di giustizia in segreto. E il risultato di questa nuova indagine dei parlamentari-investigatori è sorprendente. «Dalle indagini – scrive l’Antimafia – è emerso che è stato senza dubbio un “furto di mafia”, i cui autori sono stati individuati. Convergenti dichiarazioni rese alla Commissione da collaboratori di giustizia hanno chiarito che il furto maturò nell’ambiente di piccoli criminali, ma che l’enorme valore del quadro indusse i massimi vertici di Cosa Nostra a rivendicare immediatamente l’opera».

Si dice da decenni che a rubare il capolavoro di Caravaggio siano stati due ladruncoli che si muovevano per Palermo con un’Ape. Quando però i boss della mafia, leggendo i giornali del 19 ottobre 1969, si resero conto del valore economico di quella tela, la pretesero. «La Natività fu quindi consegnata, dopo alcuni rapidi passaggi di mano, a Gaetano Badalamenti». Il boss, che oggi ricordiamo soprattutto per essere il mandante dell’assassinio di Peppino Impastato, militante di Democrazia proletaria che lo accusava e derideva alla radio, comandava da latitante sul mandamento di Cinisi e successivamente, nel periodo tra il 1974 e il 1979, fu il Capo dei Capi.

Fu proprio Badalamenti a mettere le mani sulla Natività. «Ne curò il trasferimento e la vendita in Svizzera, probabilmente dopo la scomposizione dell’opera in più parti per mimetizzarne la provenienza furtiva e massimizzare i proventi della cessione a ignoti collezionisti».

Erano tempi terribili. Poche settimane dopo il furto, il 10 dicembre 1969, sempre a Palermo, un commando di sei killer mafiosi travestiti da agenti di polizia (tra cui i giovani Totò Riina, Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella) fece irruzione negli uffici di un costruttore su viale Lazio, a caccia del boss rivale Michele Cavataio. Al termine di una lunga sparatoria, rimasero a terra quattro persone, due furono i feriti. Da allora nulla fermò più l’ascesa dei coerlonesi. Vito Ciancimino, dopo la famigerata esperienza di assessore all’Urbanistica, era il capogruppo della Dc in consiglio comunale.

Tornando al quadro di Caravaggio – che potrebbe vale tra i 35 e i 40 milioni di euro – la relazione dell’Antimafia non usa formule dubitative. Le audizioni segrete hanno convinto dunque i parlamentari che la Natività non è stata affatto distrutta. Voci messe in giro ad arte per depistare. No, il Caravaggio c’è, anche se è stato spezzettato per venderlo meglio e ricavarne il più possibile. «Occorrerà una forte cooperazione giudiziaria e intergovernativa a livello internazionale per seguire le tracce dell’opera e auspicabilmente arrivare un giorno a ritrovarla per restituirla finalmente alla città di Palermo, alla Nazione italiana e all’intero mondo della cultura».

di FRANCESCO GRIGNETTI
Da: LA STAMPA

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