“Maddalena penitente” di Caravaggio

La “Maddalena penitente”, Caravaggio (1594-1595). Galleria Doria Pamphilj di Roma.

La Maddalena penitente è il soggetto di un dipinto eseguito da Caravaggio attorno al 1594-1595 e conservato nella Galleria Doria Pamphilj di Roma.

Il dipinto, di cui non si hanno certezze circa la committenza, fu realizzato tra il 1594 e il 1595, quando Caravaggio risiedeva con Giuseppe Cesari e Fantino Petrignani. Nel 1627, il dipinto fu inventariato nel Guardarobba del cardinal Pietro Aldobrandini. Il dipinto divenne poi parte della collezione Doria-Pamhilj in seguito al matrimonio (1640) di Olimpia Aldobrandini con Camillo Pamphilj. In questa circostanza, infatti, il dipinto entrò nella quadreria Pamphilj in quanto parte della dote di Olimpia. Grazie all’inventario, sappiamo anche che il quadro era corredato di una cornice dorata e decorata con le stelle araldiche Aldobrandini. Nonostante le informazioni sulla committenza siano ancora da chiarire, alcuni studiosi hanno ipotizzato che il dipinto sia nato in seno alla committenza del cardinal Francesco Maria Bourbon del Monte, che possedeva anche una copia della sensuale Maddalena penitente di Tiziano e che, Nel 1598-99, Caravaggio fu incaricato di raffigurare, dal cardinale, l’altra sua amata santa, S. Caterina d’Alessandria.

Come ci racconta Giovan Pietro Bellori nel 1672 “dipinse una fanciulla a sedere sopra una seggiola con le mani in seno in atto di asciugarsi i capelli, la ritrasse in una camera, ed aggiungendovi in terra un vasello d’unguenti, con monili e gemme, la finse per “Maddalena”.
Caravaggio “finse” una delle donne che conosceva, e che spesso userà come modelle nei propri dipinti, come Maddalena, collocandola al centro di uno spazio vuoto la cui profondità è resa percettibile dalla geometria delle mattonelle in primo piano che lentamente sfuma nella totale oscurità, dove l’espediente del taglio luminoso a doppia valenza, simbolica e funzionale, approfondisce lo spazio ed evoca la presenza divina. Caravaggio interpreta il tema religioso in quella chiave domestica che deriva dalla sua formazione lombarda sugli esempi di Savoldo, Moretto e Romanino.

Anche i pochi attributi della Maddalena, la collana rotta, il vaso con l’acqua, non sono elementi inseriti ad arte, ma entrano di forza nella totalità di quella fedeltà, al “vero” che venne perseguitata fin dai primi passi dal pittore appena uscito dalla bottega del Cavalier d’Arpino.

Bibliografia: Vittorio Sgarbi, I grandi maestri dell’arte, Caravaggio, 2007

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