Georg Friedrich Haendel – “Allemanda” dalla “Suite n.3 in re minore HWV 428

Georg Friedrich Haendel (1685 – 1759) con l’ “Allemanda”dalla “Suite n.3 in re minore HWV 428”.

Nato per clavicembalo, il pezzo di Haendel viene qui eseguito al pianoforte.
La domanda nasce spontanea: è un’operazione corretta interpretare la musica barocca con strumenti che, all’epoca, non esistevano? È giusto suonare un pezzo scritto nel Settecento conferendogli connotazioni e sonorità quasi romantiche?
Sappiamo già quale sarebbe la risposta dei puristi che, certo, ha una sua ragion d’essere nell’obiettivo del recupero filologico di una partitura.
Tuttavia, la morbidezza e la duttilità del suono del pianoforte sanno risvegliare anche le sfaccettature più segrete di un testo e, alla fine, ciò costituisca un valore aggiunto al suo splendore.
In ogni caso, anche al di là dello strumento usato e della struttura comunque rigorosa di questa “Allemanda”, in essa si possono notare un’espressività e un colore che probabilmente derivano ad Haendel dal significativo contatto con lo stile di altri autori, conosciuti in particolare nell’arco dei suoi viaggi in Italia.

Lasciamoci quindi accarezzare da queste note che ci toccano con delicatezza, anche perchè la ripresa di ciascuna delle due parti del brano è giocata qui su di un’ottava più alta – almeno per la mano destra – cosa che conferisce alla melodia un tono intimo.

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