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Visitiamo POMPEI (Parte I)

Di Luigi ZITO

Ma si, andiamo a Pompei.
E quando la si nomina subito immaginiamo il Vesuvio, perdite, catastrofe e con questi tempi c’è un certo parallelismo.
Caso mai ci trovassimo sul posto per una visita, si porrebbe qualche dilemma : quanto tempo ho a disposizione, dove entro, cosa visito. Consideriamo che ci sono tre ingressi e quattro uscite ed a volte non tutto è aperto o fruibile, nonché dipende se di mattina o di pomeriggio. Suggeriamo dunque di informarsi, agli ingressi è meglio.

Ingresso scavi (lato Anfiteatro)

Abbiamo pensato di fare una visita (esagerata?), iniziando dall’inquadramento storico.
Dunque, il primo nucleo viene fondato nel VII sec. a.C. dagli OSCI, gli italici che misero insieme i vari (cinque) insediamenti preesistenti. Poi arrivano etruschi, greci, sanniti, ognuno dei quali ha ingrandito la cittadina, fatto modifiche. Pompei diventa definitivamente romana nell’80 a.C. e allora si ripavimentano le strade ed aggiungono edifici pubblici. Da ricordare un forte terremoto nel 62 d.C. che fece molti danni in tutta la regione, anzi a Pompei il tempio di Venere non era ancore ricostruito quando la mattina del 24 – agosto ? – del 79 d.C. comincia il cataclisma: scosse di terremoto, salta il tappo del Vesuvio (che fino a quel momento era considerato una montagna) ed i materiali vulcanici che arrivano a 15, 20 e forse anche 30 chilometri di altezza, per poi formare una pioggia di cenere lapilli e pietra pomice. Pausa per poi riprendere la notte, pausa per finire l’indomani mattina. La città viene sepolta da una coltre che va dai 3 – 4 ai 6 metri di altezza. Tutta la zona viene abbandonata, poi dimenticata, ed avendo altre eruzioni la coltre arriva a 20 – 30 metri.

Ora basta, decidiamo di entrare lato Anfiteatro dove, sul lato destro dello spiazzale, dentro dei corridoi invetriati a forma di parentesi troviamo vari calchi umanoidi. Le forme non lasciano dubbi, e se esternamente è gesso, gli esperti hanno grattato le estremità mostrandoci direttamente i crani, denti, ossa di mani e piedi, quindi sono davvero i corpi degli antichi pompeiani del 79 d.C. Biglietteria di fronte, subito dopo ci colpisce l’anfiteatro ma, prima del ponticello si notano, a destra e sinistra parte delle mura che racchiudevano la città (come tutte nell’antichità) formate da grossi blocchi rettangolari, di pietra calcarea, piazzate a secco l’una sull’altra, con tanto di fossato perché no.

 

 

 

 


Necropoli di Porta Nocera

 

Le mura
Anfiteatro

Se ci voltiamo, indietro a sinistra, dopo una piccola scalinata comincia la Necropoli di Porta Nocera; all’epoca i cimiteri stavano sempre all’esterno. Le dimensioni delle tombe, alcune notevoli, con altri dettagli come delle statue ad esempio, appartenevano a famiglie di ricchi. Alcune parti sono ancora con l’intonaco colorato, questo ci ricorda che qualsiasi struttura in muratura o meno all’esterno era tutto stuccato e pitturato. In questo tipo di visite bisogna sempre indirizzarsi su cosa resta di completo. Viva la fantasia ma non esageriamo. Pompei è il documento più completo sulla vita quotidiana romana al 79 d.C.
Superato il famoso ponticello (moderno) siamo ad una estremità della città e notiamo due grossi edifici pubblici, già avevano pensato che in caso di giochi, e quindi assembramento, non ci sarebbero stati problemi di traffico.
A sinistra entriamo nella Grande Palestra, per lo sport quindi, in uno dei tre lati coperti, il quarto era scoperto, con il tetto ricostruito, anche gli altri lo sono, con delle rare eccezioni. Qui ci sono (forse ancora, poiché tutto può cambiare) in delle vetrine resti di alimenti carbonizzati come delle forme rotonde di pane. Caso mai dovessero togliere, li ritroviamo al museo di Boscoreale con il resto.
A metà corridoio sono esposte delle pareti totalmente affrescate con divinità, trompe l’oeil ecc. staccate da un grosso edificio proveniente da Moregine (località) non lontano, in direzione Castellammare.


Al centro della Palestra l’immancabile piscina e poi due fila di platani, tipo quelli preesistenti perché, se notiamo tra questi ci sono a terra come dei pezzi di cemento piazzati a caso MA altro non sono che i calchi delle radici delle piante, per questo anche in altri giardini hanno messo le stesse piante di allora.
Usciamo e di fronte l’ANFITEATRO con uno dei due ingressi scavato nella pietra vulcanica su cui hanno fondato Pompei. Costruito circa l’80 a.C., cioè all’insediamento definitivo dei romani. Ricordiamo che in realtà questi arrivarono prima, nell’89 a.C., poi ci furono delle ribellioni.
Il nostro anfiteatro risulta il più antico in territorio italico e lo si nota dall’uso preminente della pietra piuttosto che cemento e mattoni, assenza di PORTICO esterno e quindi bisognava arrivare in alto e poi prendere posto.
Ovviamente diviso in tre sezioni : Ima Media Summa Cavea. Al momento non si può salire ma accedere all’arena scendendo.

In fondo al corridoio c’è il frammento di una placca, questa ci ricorda che al periodo dei duoviri (tipo sindaci) Quinto Valgo e Porcio, fu donato in perpetuo, alla città, per gli spettacoli. Subito sui due lati un corridoio per i servizi e quindi l’arena, il suolo è ricoperto di sabbia ( a-Rena), e senza sotterranei. Numero di posti a sedere uguale a quello degli abitanti, ma nessuna corrispondenza. Nella zona di fronte vediamo bene le tre sezioni mentre in altre non si sono conservate. Sul muretto superiore, rifatto, notiamo come dei vuoti che servivano a poter piazzare il Velarium in caso di pioggia o caso mai troppo sole.
Curiosità: i Gladiatori erano famosi come i calciatori di oggi, idoli che infiammavano il cuore delle giovani che scrivevano (ah, quant’è bello Tizio, Io sono l’amica di Caio). C’era anche il problema “ultras” tra pompeiani e nocerini (città vicina), e una volta ci fu una grande rissa con feriti e morti al punto che Nerone, suo malgrado, imperatore al 59 d.C. dovette squalificare l’anfiteatro di Pompei per 10 anni, poi il terremoto del 62 lo fece riaprire.

Zuffa tra pompeiani e nocerini. Museo Archeologico, Napoli

Usciamo risalendo l’altra uscita (o ingresso) che essendo più ripida dell’altra aveva bisogno di ringhiera con passamani per non sgommare, pardon non scivolare, e lo notiamo dai fori quadrati tra le pietre sul lato destro.
Di fronte abbiamo la città e notiamo il primo edificio, abbastanza grande che probabilmente era il Foro Boario o mercato degli animali, adesso riconvertito in vigneto da una famosa casa vinicola regionale, che ha ristrutturato vari edifici. Identica situazione in altri giardini.

Doveroso, a questo punto, è fare una pausa all’ombra e alla frescura di pini secolari. Alla prossima.

Vigneto nel Foro Boario

Luigi Zito (Guida autorizzata Regione Campania)

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