“Un volto non comune” – Josif Brodskij (Discorso per il premio Nobel 8 novembre 1987)

Iosif Aleksandrovič Brodskij

(…) Ogni nuova realtà estetica ridefinisce la realtà etica dell’uomo.
       Giacchè l’estetica è la madre dell’etica. Le categorie di 
      “buono” e ” cattivo” sono – in primo luogo e soprattutto –
       categorie estetiche che precedono le categorie del ” bene” e
       del ” male”. In etica ” non tutto è permesso”, proprio perché 
       non “tutto è permesso” in estetica; perchè il numero dei colori
       nello spettro solare è limitato. Il bambinello che piange e
       respinge la persona estranea che, al contrario, cerca di
       accarezzarlo, agisce istintivamente e compie una scelta 
       estetica, non morale.
       La scelta estetica è una faccenda estremamente individuale,

       e l’esperienza estetica è sempre un’esperienza privata. Ogni
       nuova realtà estetica rende ancora più privata l’esperienza
       individuale; e questo tipo di privatezza, che assume a volte la
       forma del gusto ( letterario o di altro genere ) può già di per
       sé costituire, se non una garanzia, almeno un mezzo di difesa
       contro l’asservimento. Infatti un uomo che ha gusto, e in
       particolare gusto letterario, è più refrattario ai ritornelli e agli
       incantesimi ritmici propri della demagogia politica in tutte le
       sue versioni. 
       Il punto non è tanto che la virtù non costituisce una garanzia
       per la creazione di un capolavoro: è che il male – e
       specialmente il male politico – è sempre un cattivo stilista.
       Quanto più ricca è l’esperienza estetica di un individuo, quanto
       più sicuro è il suo gusto, tanto più netta sarà la sua scelta
       morale e tanto più libero – anche se non necessariamente
       più felice – sarà lui stesso.
       Proprio in questo senso – in senso applicato piuttosto che
       platonico – dobbiamo intendere l’osservazione di Dostoevskij
       secondo cui la bellezza salverà il mondo, o l’affermazione di
       Matthew Arnold, che la poesia ci salverà. Probabilmente è
       troppo tardi per salvare il mondo, ma per l’individuo singolo
       rimane sempre una possibilità.
       Nell’uomo l’istinto estetico si sviluppa con una certa rapidità,
       poiché una persona, anche se non si rende ben conto di quello
       che è e di quello che le è realmente necessario, sa
       istintivamente quello che non le piace e quello che non le si
       addice. In senso antropologico – ripeto – l’essere umano è
       una creatura estetica prima che etica. L’arte perciò, e in
       particolare la letteratura, non è un sottoprodotto dell’
       evoluzione della nostra specie, bensì proprio il contrario.
       Se ciò che ci distingue dagli altri rappresentanti del regno
       animale è la parola, allora la letteratura – e in particolare
       la poesia , essendo questa la forma più alta dell’espressione
       letteraria – è, per dire le cose fino in fondo, la meta della
       nostra specie.  (…)

      Josif  Brodskij   da: “Dall’esilio”, piccola biblioteca Adelphi, Milano, 1988

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