Leda e il Cigno a Pompei, l’ultimo affresco che emerge dalle viscere della terra

Osanna, “Ritrovamento eccezionale e unico”

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ROMA, 19 NOV – Il ritratto di Leda, la bellissima regina di Sparta, mentre viene ingravidata da Giove, il re degli dei che pur di averla si è trasformato in cigno. Esplicito e sensualissimo, ricco di colori e sfumature che ne sottolineano l’altissima qualità esecutiva, è un affresco ritrovato nella camera da letto di una grande casa in via del Vesuvio, l’ultima meraviglia di Pompei. Un ritrovamento “eccezionale e unico”, anticipa in esclusiva all’ANSA il direttore del Parco Archeologico Massimo Osanna, perché il riferimento al mito greco, che pure a Pompei è abbastanza diffuso, non era mai stato trovato “con questa iconografia decisamente sensuale, che sembra guardare al modello scultoreo di Timoteo”, importante scultore greco del IV secolo a.C. La dimora, precisa, “è la stessa nel cui ingresso abbiamo trovato il ritratto di un priapo nell’atto di pesarsi il grande fallo”. Probabilmente “la dimora di un ricco commerciante, ansioso di elevare il suo status anche con il riferimento a miti della cultura più alta”. (ANSA)

La scena piena di sensualità rappresenta il congiungimento tra Giove, trasformatosi in cigno, e Leda, moglie di Tindaro re di Sparta. Dal doppio amplesso, prima con Giove e poi con Tindaro, nasceranno, fuoriuscendo da uova, i gemelli Castore e Polluce (i Dioscuri), Elena – futura moglie di Menelao re di Sparta e causa della guerra di Troia – e Clitennestra, poi sposa (e assassina) di Agamennone re di Argo e fratello di Menelao.La dimora, “è la stessa nel cui ingresso abbiamo trovato il ritratto di un priapo nell’atto di pesarsi il grande fallo”. Probabilmente “la dimora di un ricco commerciante, ansioso di elevare il suo status anche con il riferimento a miti della cultura più alta”.

L’affresco, spiega Osanna, è stato scoperto “durante i lavori di riprofilatura dei fronti di scavo”, uno dei lavori finanziati con fondi europei dal grande “Progetto per la risistemazione di Pompei” che si stanno portando avanti nella Regio V della cittadella romana. La domus in questione si affacciava sul lato orientale di Via del Vesuvio, “in pratica una parallela della Via dei balconi“. La stessa dimora, precisa, nell’ingresso della quale l’estate scorsa era stata ritrovato un Priapo nell’atto di pesarsi il fallo, immagine simile a quella molto conosciuta che decora l’ingresso della celeberrima Villa dei Vetti. In questo caso si tratta di un ritrovamento di particolare importanza, sottolinea all’ANSA il direttore Osanna, proprio per la fattura del ritratto di Leda, che è estremamente particolare e “diverso da tutti gli altri fino ad oggi ritrovati in altre case”. Nella cittadina romana, spiega, il riferimento al mito greco di Leda e il cigno, “è piuttosto diffuso”, mai però era stato ritrovato “con questa iconografia decisamente sensuale, che sembra guardare – ipotizza l’archeologo- al modello scultoreo di Timoteo”, importante scultore greco del IV secolo a.C.
Ammiccante e piuttosto licenzioso con lo sguardo obliquo di Leda che sembra incrociare gli occhi di chi entra nella stanza, il ritratto della casa di via del Vesuvio si trovava, precisa Osanna, in un cubicolo, quindi una camera da letto alla quale si accedeva subito dopo aver oltrepassato le fauces con il Priapo e poi l’atrio della ricca dimora. Ma chi poteva esserne il proprietario? L’ipotesi più probabile per Osanna è quella di “un ricco commerciante, forse un ex liberto ansioso di elevare il suo status sociale anche con il riferimento a miti della cultura più alta”. Di più non è detto che si riesca a sapere. Proprio per le esigenze di sicurezza del sito (i nuovi scavi nascono proprio dalle opere di messa in sicurezza della cittadella) gli altri ambienti di questa ricca dimora non potranno essere riportati alla luce. Tanto che per mettere in salvo e proteggere i due splendidi affreschi, anticipa il direttore, “si valuterà con i tecnici e con la direzione generale archeologia l’ipotesi di rimuoverli e di spostarli in un luogo dove potranno essere salvaguardati ed esposti al pubblico”

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