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“Quattro alberi” di Egon Schiele

 

Quattro alberi (1917) di Egon Schiele

Brutale. Crudo. Tenue. Fragile. Tali erano i tempi in cui Egon Schiele (austriaco, 1890-1918) fu inserito.

I tratti distintivi significativi della sua età sono precisamente i tratti distintivi della sua controversa peculiarità . Le grossolane instabilità del suo tempo, della sua cultura, del suo futuro, fluirono attraverso di lui, attraverso il suo filtro artistico creativo, come attraverso una spugna. E così filtrate, attraverso il pennello di Schiele, fluirono creazioni che riflettono nelle loro immagini e nel loro stile pittorico, tutte queste forze potenti, debilitanti e travolgenti – comprese le esplorazioni lussuriose ed esplosive di un giovane con un’insaziabile passione di vivere.

L’esito degli anni della prima guerra mondiale fu il crollo e forse la perversione delle istituzioni e dei costumi culturali, delle speranze e delle aspettative personali, delle vite. Da questo ambiente, vediamo l’ordinario attraverso l’audace visione di Schiele, stranamente trafitto, di traverso e crudo. Nell’opera di Schiele ci sono momenti potenti. Una raffica dipinta di fiori rossi, o una rappresentazione di quattro alberi che si stagliano contro un cielo infuocato, riflettono tanto uno scorcio di bellezza e una profonda brama di vita, quanto riflettono la fragilità della speranza, l’improbabilità di una vita realizzata. Allo stesso modo, i suoi autoritratti e ritratti sono di intensità e distorsione inquietanti. I paesaggi fremono di complessità di colore e forma. E le sue opere brucianti e ampiamente conosciute che esplorano la sessualità umana con un occhio libero e impenitente, continuano a coinvolgere e affascinare. Sopra le righe? Dipende a chi lo chiedi. Arte potente? Sì!

La vita di Egon Schiele fu interrotta all’età di ventotto anni dalla pandemia di influenza spagnola nel 1918.