La “Tomba della fanciulla offerente” (metà del IV sec. a.C.)

La “Tomba della fanciulla offerente”, databile alla metà del IV sec. a.C., fu scoperta il 5 aprile 1932 a seguito di lavori agricoli in corso nel fondo Albino della località di San Nicola, frazione di Albanella (prov. di Salerno), dall’archeologo Antonio Marzullo.

Del tipo a cassa composta da lastre di travertino affrescate, apparteneva certamente ad un membro dell’aristocrazia lucana poseidoniate. Il corredo funerario deposto al suo interno fu quasi totalmente disperso (si ha notizia del recupero di piccoli vasi a vernice nera) e la copertura ridotta in frammenti. Le quattro lastre, che costituivano le pareti laterali della cassa, furono in seguito trasportate presso il Museo Archeologico di Napoli.

Lastra n.1 (lato breve): su lunea bruna ondulata, cratere a calice (contenitore di vino) e kalathos (contenitore di frutti), mentre nel campo, in alto, melagrane.

Lastra n.2 (lato lungo): su una linea bruna ondulata, figura femminile stante (la “Fanciulla offerente) vestita di un lungo chitone violaceo, stretto in vita da una cintura e trattenuto sulle spalle da fibule (spille); i capelli, di colore rosso rame, appaiono parzialmente raccolti in una cuffia (sakkos). Nella mano destra protende uno skyphos (caso per bere vino), e con la sinistra regge un’oinochoe (brocca per versare il vino). Al centro della lastra scena di pugilato: due lottatori combattono nudi con le mani cestate preceduti da un suonatore di flauto, reso di profilo, che indossa una veste bordata di rosso e regge il doppio flauto con la mano sinistra.

Lastra n.3 (lato breve): su una linea bruna ondulata, che delimita il terreno, scena di sacrificio. Un guerriero, che indossa cinturone ed elmo, pone su un altare la testa di un vitello.

Lastra n.4 (lato lungo): scena di duello. Su una linea bruna ondulata si affrontano due guerrieri, che indossano una corta tunica con cinturone: quello di destra, ferito, si protegge con lo scudo, mentre l’altro lo colpisce con una lancia.

Le scene riportate sulle lastre della tomba trovano corrispettivi nella pittura funeraria pestana (Paestum) di età lucana: appare, pertanto, plausibile ritenere questi dipinti opera delle stesse maestranze attive nella città, che, evidentemente, su commissione operavano anche nel territorio della piana del Sele.

La Tomba è custodita nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, tuttavia, è stata concessa gentilmente in prestito, fino al 31 maggio 2019, ad Albanella, presso il Municipio.

 

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