La Maddalena di Tiziano

La vecchiezza di Tiziano mostra la vitalità di un Michelangelo che invece di ritirarsi dal mondo per darsi a un’ombrosa devozione avesse conquistato la serenità, l’universalità di un Raffaello.
(André Chastel)

Tiziano, Maddalena
Tiziano, Maddalena, 1550-1560. Olio su tela, 128×103 cm. Museo di Capodimonte, Napoli

Tiziano dipinse la sua prima Maddalena intorno al 1531: su uno sfondo scuro, una meravigliosa donna dagli occhi lacrimosi cerca di coprire le proprie nudità con una massa di capelli fulvi. Tiziano dipinse così spesso Maria Maddalena, innanzitutto per la fortuna che il soggetto ebbe tra i suoi contemporanei.

Questa Maddalena di Capodimonte è senz’altro una delle più belle tra le donne nate dal pennello di Tiziano. L’artista la inviò ad Alessandro Farnese nel 1567, ma quasi certamente la dipinse agli inizi degli anni Cinquanta, poco prima dell’altra, famosissima, custodita oggi all’Ermitage di San Pietroburgo. Maddalena qui non è più nuda, ma si copre con una stoffa, evidentemente di fattura mediorientale, semplice quanto elegante, e con un panno bianco, che non riesce tuttavia a nascondere del tutto le forme. Alza gli occhi al cielo e invoca il perdono, la peccatrice redenta, ma mentre disperata cerca la strada per l’ascetismo, si vede che ancora non è riuscita a sopire completamente la propria umana sensualità. Il paesaggio attorno, reso con una pennellata sempre più sciolta e veloce, partecipa di questo dissidio, vibra nella contraddizione tra energia spirituale e calda materia.

Gli azzurri intensi e le nuvole spesse del paesaggio sono un meraviglioso esempio dell’ultima fase pittorica di Tiziano: come scrisse un contemporaneo che ebbe modo di vederlo all’opera, il pittore cominciò a usare pennelli «grossi come scopa di strega», addirittura a dipingere direttamente sulla tela con le dita.

La parte più scura sullo sfondo, a sinistra, è, come voleva l’iconografia della Maddalena Penitente, l’entrata della caverna in cui la donna praticò il proprio eremitaggio.

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